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l’odore dell’acqua ossigenata per disinfettare.

le anestesie.

i tergicristalli nuovi per l’auto.

la balbuzie, i balbuzienti.
io quando mi incanto sulle parole.

i piselli in scatola.

la pioggia nonostante le previsioni.

tritare il rosmarino con la mezzaluna. fine ma non troppo.

mettere la pianta nella vasca da bagno e darle l’acqua con il telefono della doccia.

le pistole per il silicone.

l’acqua ossigenata sulle ferite.

i pomeriggi sbagliati

fare la spesa avendo in mano la lista delle cose da prendere, preparata a casa, prima.

le luci al neon nei vagoni dei treni regionali.

un tagliaunghie vecchio, stanco, poco incisivo.

gli orologi meccanici da scacchi.

cambiare la posizione del regolatore dello spessore della macchina per la pasta, quando si preparano le tagliatelle.

il foglio di carta che si piega improvvisamente perché non lo si tiene ben fermo mentre si sta cancellando la matita con la gomma.

la febbre, nemmeno alta.

mangiare le ciliegie a coppie.

i letti matrimoniali con due materassi separati, affiancati, invece che un grande materasso unico.

la capacità dei bambini piccoli di mettersi i piedi in bocca.

i bicchieri di vetro rovinati, un po’ opachi, lavati in lavastoviglie.

le persone che camminano sul bordo di una strada in campagna.

lo zenzero candito.

la necessità di scuotere il termometro prima di misurare la febbre.

il giorno che esce il libro che ho scritto.

le mail inviate dal futuro.
le mail inviate da un’ora nel futuro.
le mail inviate da un giorno nel futuro.
le mail inviate da un mese nel futuro.
le mail inviate da tre mesi nel futuro.

le persone che guidano parlando al telefono, senza auricolare.
con la massima disinvoltura.
o senza la minima disinvoltura.

avere le due mani a temperatura diversa.
senza che sia chiaro il motivo.

gli scarponi da trekking con la suola non abbastanza rigida.

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